In memoria
Cav. Avv. Pier Luigi Parlatano
Nato a Manduria il 30 novembre 1931, compì gli studi classici a Lecce e si laureò in Giurisprudenza a Bari. La sua formazione professionale ebbe inizio nello Studio del padre Davide, del quale raccolse l’insegnamento e la passione per il diritto. Penalista per vocazione, dedicò la parte più intensa della sua attività alla difesa, affrontando il processo come un luogo nel quale la preparazione giuridica deve incontrare la conoscenza delle persone e delle loro vicende. Patrocinante in Cassazione, esercitò la professione con continuità e dedizione per sessantacinque anni.
Alla solidità del giurista si accompagnavano una viva capacità di relazione e un’attenzione autentica per il lato umano delle questioni affidategli. Per lui, dietro ogni fascicolo vi erano una storia, una famiglia, una libertà o una reputazione da tutelare. La sua esperienza di penalista si nutriva di studio rigoroso, intuito e sensibilità nel confronto con gli altri; qualità che davano alla sua parola, in aula e fuori, un tratto personale, riconoscibile. Nella vita quotidiana dello Studio, la disponibilità all’ascolto e il senso di responsabilità verso chi chiedeva assistenza erano parte integrante del mestiere. Sapeva instaurare rapporti diretti, conservando anche nelle situazioni più difficili la capacità di riconoscere la persona oltre il caso giudiziario. Il dialogo con gli assistiti, il confronto con i colleghi e la cura delle relazioni erano espressione della medesima attenzione che riservava al lavoro.
Il legame con Manduria non si esaurì nell’attività professionale. Partecipò alla vita politica e civile cittadina, ricoprendo anche l’incarico di consigliere comunale, e mantenne nel tempo un rapporto profondo con la comunità. Nel 1982 il Presidente della Repubblica Sandro Pertini gli conferì l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana; nel 2005 ricevette la Toga d’Oro. Sono riconoscimenti importanti, ma non esauriscono il ricordo di una persona che seppe lasciare un segno anche attraverso i rapporti umani, la fedeltà alle proprie convinzioni e la costanza del proprio impegno. La professione e la partecipazione alla vita cittadina furono, per lui, modi diversi di vivere un medesimo senso di appartenenza e di responsabilità.
In un’intervista rilasciata nel 2015 parlò della professione come di una scelta che richiede saldezza morale, amore per la verità, rispetto della libertà, passione e sacrificio. Non era, per lui, una dichiarazione astratta: continuò a lavorare con lo stesso coinvolgimento anche negli ultimi anni, seguendo le cause e dedicando tempo allo studio e alla preparazione degli atti. Il 5 agosto 2021, nell’ultimo giorno della sua vita, redasse e depositò un ricorso per Cassazione. Si spense improvvisamente quella sera, a pochi mesi dal novantesimo compleanno. Il saluto dei numerosissimi colleghi che, nonostante il caldo torrido di quella mattina, lo accompagnarono indossando la toga, restituì la misura della stima maturata nel Foro. Nello Studio rimangono il ricordo della sua presenza, l’esempio di un’intera vita dedicata alla difesa e, soprattutto, l’eredità umana di un modo di essere avvocato.